Se non l’avessi letto sulla prima pagina del quotidiano ‘La Repubblica’ non ci avrei creduto. E dire che non sono mai stata un’ottimista: ho sempre pensato che mi toccava vivere in un paese premoderno, un tantino feudale, facile al razzismo, rassegnato al malaffare e moderatamente orientato a destra… però che si arrivasse a questo punto, no, non me l’aspettavo. Cito il titolo: ‘Sedicenne tolto alla madre perché milita in Rifondazione’. A tutta prima equivoco e penso che la ‘colpevole di comunismo’ sia la madre e già mi innervosisco: anch’io sono stata, finché ho potuto, comunista, ed ero, vi assicuro, un’ottima madre. Niente gulag, tanta discussione, niente Keghebè, libertà vigilata dal buon senso, rispetto reciproco, valori condivisi, patti chiari ed educazione all’esercizio della critica. Perché a questa signora di Rifondazione levano la tutela dei figli? Ero pronta ad armare una volante rosa (ma anche un po’ rossa) e marciare su Catania, dove è avvenuto il fatto, quando ho letto anche l’occhiello. ‘Il giudice lo affida al padre: tra le motivazioni anche quelle politiche’. Dunque ‘il comunista’, mi dico, è il ragazzino. Leggo tutto l’articolo e scopro che è stata prodotta come prova a carico dell’irresponsabilità materna ‘La tessera d’iscrizione a un gruppo di estremisti’. Il gruppo di estremisti dove ‘è diffuso l’uso di sostanze alcooliche e psicotrope’ (come in tutte le discoteche del mondo, anzi, sicuramente meno) si chiama ‘Tienanmen’.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78226